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 UN GIORNO DI "LIBERA"

Flavio Fileccia, IV C indirizzo classico


Trapani, 21 Marzo 2025. Una data storica. Cinquantamila persone da tutta Italia: oltre 100 scuole, migliaia di bandiere, politici, istituzioni, laici e religiosi, familiari delle vittime, la rigida supervisione delle nostre Forze Armate, l’elicottero che volava sopra di noi. Una marcia faticosa, sotto un sole di marzo che si faceva sentire. Al passaggio dei bus con i familiari delle vittime, una bambina guardava attonita e triste, i professori erano visibilmente commossi. Tutti, però, accomunati da un unico, grande obiettivo: rivendicare il bisogno di legalità, attraverso il ricordo collettivo dell'impegno e del sacrificio di vittime innocenti.

“Il vento della memoria semina giustizia”. È questo ciò che si leggeva sullo striscione fieramente mostrato da Don Luigi Ciotti, il fondatore di Libera, in testa al corteo.

In quel fiume di cittadini c’eravamo anche noi, ognuno con uno specifico compito: chi con tra le mani lo striscione del nostro Liceo; chi, come me, che instancabilmente sventolava la bandiera di Libera; chi intonava cori; chi mostrava i cartelloni che abbiamo scrupolosamente preparato nelle settimane precedenti; quindi i professori che ci guidavano.

Più volte siamo stati fermati da fotografi che volevano immortalare questo momento, ma, fra tutte le occasioni che ci hanno visto in posa, ce n’è stata una che mi ha impressionato in particolare. Mentre percorrevamo il lungomare, pressoché alle spalle della sede centrale del nostro liceo, un signore anziano ci ha chiesto se potessimo fermarci, così da permettergli di scattare una foto. Abbiamo accettato volentieri e, dopo lo scatto, ci ha detto: "Glorioso Liceo!”. Ebbene, sicuramente sarà stato anch’egli un alunno della nostra scuola e orgogliosamente voleva comunicarcelo.

Nel frattempo il corteo proseguiva. Il passo era lento, con frequenti fermate. Il caldo iniziava a farsi sentire e, per la prima volta quest’anno, ci siamo anche un po' abbronzati. L’ aria che si respirava, tuttavia, era diversa: in ognuno di noi un senso di libertà aveva risvegliato un sentimento di leggerezza, di convivialità e di spensieratezza, unito, però, alla piena consapevolezza del motivo per il quale ci trovavamo in quel luogo: ricordare. E infatti, dopo tre lunghe ore di corteo, abbiamo raggiunto una Piazza Vittorio gremita, dal cui palco sono stati letti i 1101 nomi delle vittime innocenti di mafia. Qui più che in qualunque altra parte della città, il presidio delle Forze dell’Ordine era massimo, tanto che, alzando lo sguardo, si potevano vedere alcuni uomini controllare la situazione da sopra i tetti dei palazzi circostanti. Dopo la lettura, il momento forse più significativo: il discorso di Don Ciotti. Diretto, chiaro, forte e privo di retorica. Mai banale.

La mia speranza, così come quella di tutti i partecipanti, è che i suoi moniti non rimangano solo belle parole, ma che, anche grazie alla partecipazione attiva dei numerosi cittadini, soprattutto giovani, e delle istituzioni, si riescano ad avere riscontri concreti non solo sul nostro territorio e che si continui a rendere omaggio col ricordo e con l'impegno civile alle troppe innocenti vittime di mafia e di ogni forma di ingiustizia e prevaricazione.

Tornati a casa, stanchi, ma con la consapevolezza e la bella soddisfazione di aver fatto la cosa giusta, abbiamo avuto l’occasione di rivivere nuovamente le emozioni di questa bella giornata di libertà grazie al risalto che è stato dato dai media tra cui la Rai.

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