Concorso giornalistico “Santo della Volpe”

Intervistato: Nicola Gratteri, Procuratore Capo della Repubblica di Napoli
Intervistatore: Una studentessa del quarto anno del Liceo “Fardella- Ximenes” di Trapani, la cui aspirazione è quella di poter intraprendere in futuro una carriera in magistratura.
Napoli, ufficio del Procuratore della Repubblica, 17 marzo 2025
Attendo il Procuratore all’interno dell’anticamera della sua stanza presso la Procura di Napoli. Al suo arrivo vengo subito accolta cordialmente e con grande affabilità. Nonostante l’autorità del ruolo, inaspettatamente, riesco a constatare di avere dinanzi a me una persona del tutto alla mano e gentile. Dopo esserci accomodati alla sua scrivania, meno intimidita pongo le mie domande.
D: Buongiorno dott. Gratteri, tengo a ringraziarla per essersi mostrato disponibile nel ricevermi, nonostante i suoi impegni.
R: Grazie a te Matilde, per avermi dato quest’occasione. Sin dall’inizio della mia carriera lavorativa ho deciso di porre tra le principali priorità l’ascolto ed il confronto con i giovani; siete proprio voi che dovrete giudicare e mettere alla prova l’efficacia delle nostre attuali scelte.
D: Cosa l’ha spinta a divenire magistrato? In occasione di un'audizione presso la Commissione parlamentare antimafia, ha affermato: «Io sono innamorato di questo lavoro, sono un tossicodipendente da questo lavoro [..]» Cosa consiglia dunque ai giovani studenti che, come me, nutrono quest’ambizione?
R: La scelta di intraprendere questa professione è connaturata con la Terra che mi ha visto nascere: la Calabria. Quando nasci nella Locride e fai parte di un’umile famiglia, la probabilità di entrare in contatto con l’ambiente criminale ‘ndranghetista non è certo minima, tanto da viverlo secondo consuetudine, come una normalità. Ai giovani che possiedono l’intima volontà di dedicarsi a questo mestiere, mi sento di consigliare di studiare con passione e dedizione, rendendo il proprio sapere fonte di una comune consapevolezza.
D: Lei ha inoltre affermato: « [..] Facendo le cose per come si devono fare, nel giro di un paio di anni racconteremo una Calabria diversa». Da due anni ha assunto la carica di Procuratore Capo di Napoli. Crede di poter sostenere di aver lasciato un territorio mutato, grazie specialmente ad un impegno globale?
R: Il lavoro svolto in Calabria, che, tengo a sottolineare, è frutto di un lavoro di squadra, ha sicuramente apportato un importante contributo alla lotta contro le associazioni mafiose e criminali. L’esperienza calabrese è stata importante poiché mi ha permesso di comprendere il fenomeno criminale anche in Campania.
D: Più volte, lei si è occupato anche della Sicilia; in merito all’arresto del super latitante Matteo Messina Denaro, purtroppo connesso inestricabilmente al territorio cui appartengo, quali sono ancora da considerare come risultati efficaci e quali misure lei stesso assumerebbe se ne avesse la facoltà?
R: Sicilia e Calabria presentano senz’ombra di dubbio caratteristiche differenti, al contempo però impongono una lotta ed un impegno comune nei confronti dell’organizzazione mafiosa, ben radicata nel territorio. Come già ho avuto modo di esprimere, durante un incontro con studenti di Pesaro, la diffusione e l’intreccio delle attività mafiose è come una “ragnatela”; la mafia è come un ragno che tesse una tela. È importante costruire insieme una “ragnatela del bene”, collaborando, coinvolgendo ogni strato della società e promuovendo la legalità. E’proprio questo il fulcro del mio modus operandi, lo stesso che applicherei in Sicilia. Incentrato sull’intensificazione delle indagini, sulla lotta alla corruzione, sull’educazione e la sensibilizzazione e più in generale sul rafforzamento della legislazione antimafia.
D: Dottor Gratteri siamo giunti al termine del nostro colloquio, in conclusione vorrei porre alla sua attenzione un’affermazione di James Bryce: «Le democrazie hanno bisogno di persone capaci di nuotare controcorrente [..]».
R: Cara Matilde, la citazione di Bryce è calzante rispetto alla realtà in cui viviamo in Campania, in Sicilia, in Calabria e non solo. Il contrasto alla mafia è, prima di ogni altra cosa, un dovere civico e sociale, imposto dai valori della nostra Costituzione. Chi davvero “nuota controcorrente” è da ricercare in chi decide, in ogni giorno della propria esistenza, di affrontare con coraggio e fermezza, nell’ambito della giustizia e delle istituzioni, la criminalità in tutte le forme in cui si manifesta, sfidandone l’invasività. Resto un convinto sostenitore dell’importanza della cultura e dell’educazione nelle giovani vite, come sostanziale strumento di prevenzione nella lotta a qualsiasi forma d’illegalità. L’incontro ed il confronto diretto con voi è per me linfa vitale, ciò che mi consente di continuare a sostenere il mio mestiere. Talvolta è bene nuotare controcorrente, se la corrente è l’illegalità che travolge tutto e tutti.
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