
La lotta quotidiana di un giornalista contro la criminalità organizzata, tra minacce, coraggio e ricerca della verità
Immagina un mondo in cui nessuna voce venga soppressa, dove ogni ingiustizia possa essere denunciata senza paura. Un mondo in cui il coraggio di chi lotta contro la criminalità organizzata non sia oscurato dalla violenza e dall'intimidazione.
Sebbene questo scenario possa sembrare utopico, è stato il sogno di uomini del passato come i magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino o il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa.
Oggi, nonostante le difficoltà, ci sono ancora uomini e donne che mettono in pericolo la loro vita denunciando tutti coloro che svolgono atti criminali per scopi personali.
Tra questi, si è distinto, per la sua tenacia nella ricerca e nella denuncia di attività illecite nel nostro territorio, Giuseppe Maniaci.
Egli, comunemente chiamato Pino, è un giornalista e conduttore televisivo palermitano che si impegna ogni giorno nella lotta contro un mostro che incute timore, trasformandoci tutti in complici, la criminalità organizzata.
Nonostante le continue minacce e le accuse ricevute, Pino è riuscito sempre a cavarsela, mostrandosi innocente, e grazie al suo telegiornale su Telejato non ha mai smesso di gridare la sua sincerità.
Egli è diventato un simbolo di resistenza che non ha mai smesso di lottare per la verità, dimostrando che l’onestà e la determinazione possono imporsi.
In un periodo in cui la verità rischia di essere oscurata da omertà e paura, Pino Maniaci, in questa intervista esclusiva, ci racconta la sua esperienza e la sua visione su come affrontare questa lotta nel 21° secolo.
“Raccontaci, chi è Pino Maniaci? Cosa l’ha spinto a intraprendere questa difficile strada?”
«Pino Maniaci è uno, nessuno e centomila. Pino Maniaci è un pazzo che grida nel deserto. Pino Maniaci è un uomo con più difetti che pregi. Pino Maniaci è un uomo che ha fatto una marea di errori e li ha accettati. Pino Maniaci è un uomo che ha vissuto la propria vita sempre al limite, senza riserva di energie, senza progettare troppo il futuro, senza cercare garanzie e sicurezze, senza guardare a ciò che è conveniente piuttosto che giusto.
Pino Maniaci è un capriccio della storia, che troverà pace e apprezzamento solo quando passerà a miglior vita… ma fino ad allora rimarrò una spina nel fianco di tutti coloro i quali pensano di costruire le loro fortune sulle spalle della povera gente».
“Secondo te, qual è la strategia più efficace per denunciare?
Noi abbiamo deciso fin da subito di fare nome e cognome dei mafiosi, come tutti dovrebbero fare, additandoli e offendendoli, poiché un mafioso va offeso, sputato ed emarginato. Noi siamo la normalità, come facevano giornalisti di una certa portata che hanno perso la vita proprio per denunciare la mafia come Peppino Impastato, Pippo Fava… Sono stati uccisi perché per loro parlare di mafia era una cosa davvero importante, ed è proprio questo quello che vogliamo fare noi seguendo le loro orme, diventando un punto di riferimento per i cittadini.
“Rispetto al 1992, qual è il sentimento dei Siciliani nei confronti di cosa nostra?”
«È un momento pericoloso e delicato, poiché prima abbiamo acceso i fari e mostrato al popolo le nefandezze di cui la mafia è capace. Abbiamo fatto vedere quanto la mafia faccia schifo e quanto essa soffochi e inquini la società. Ma purtroppo oggi siamo stati costretti a raccontare di come l'Antimafia si sia dimostrata ancora più subdola e schifosa della mafia. Di come nel nome di Falcone e Borsellino, abbia fatto affari, "piccioli" a palate. Di come si specula nei terreni confiscati alla mafia e di come si specula con i prodotti creati in quei terreni. Di come la palude dell'antimafia sia diventata mafia essa stessa tanto da rivendicare corsie preferenziali, affidamenti diretti senza bando, elargizioni di somme di denaro e sponsorizzazioni da brividi.».
“Che cos’è la mafia e come si diventa mafiosi?
«La mafia è una struttura parallela allo Stato. La mafia è la pretesa di pochi pezzi di merda di governare su tutti gli altri, imporre regole, dettare condizioni, rilasciare permessi e licenze, decidere chi deve vivere e chi deve morire, chi ha torto e chi ha ragione. È la legge del più forte. È la negazione della democrazia. È la negazione della vita stessa. Mafiosi si diventa perché si nasce e cresce in quei contesti, per scelta, per convinzione, per convenienze. La mafia prolifera dove lo Stato è assente, distratto, poco incisivo, incapace di tutelare e proteggere, incapace di risposte risolute, certe e rapide».
Figure come quella di Pino Maniaci rappresentano un faro di speranza e resistenza. La sua lotta quotidiana contro la mafia, portata avanti con determinazione e coraggio, è un richiamo a tutti noi a non voltare lo sguardo di fronte alle ingiustizie. La sua testimonianza è un invito a non rimanere indifferenti, a combattere ogni forma di omertà e a credere nella possibilità di un cambiamento.
Le risposte all’intervista sono tratte dall’intervento di Pino Maniaci il 29.8.22 al TEDxBarletta Salon.
Elaborato che ha partecipato al Concorso giornalistico "Santo Della Volpe" in occasione della manifestazione "Non ti scordar di me"
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