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Solidarietà ai tempi del coronavirus

  • Immagine del redattore: Eugenia Macchi
    Eugenia Macchi
  • 10 mar 2021
  • Tempo di lettura: 1 min
La pandemia da Corona virus non ha fatto altro che accrescere le enormi disuguaglianze già presenti in un mondo fatto di squilibri e di forti contraddizioni.

La crisi economica, il rallentamento della campagna vaccinale ed un generale clima di scoramento e di precarietà stanno minando la nostra società nel profondo. Inutile dire che anche i giovani sono stati sottoposti ad un repentino cambiamento di rotta rispetto alla regolarità delle loro precedenti esistenze (precedenti alla pandemia): in primis l’esperienza della DAD, impensabile fino a qualche anno fa, che ha cercato di tamponare una situazione che, altrimenti, sarebbe stata assolutamente fuori controllo. Davanti a questo quadro così fortemente negativo ,non sarebbe difficile lasciarsi andare, gettare la spugna, ma, siccome, per fortuna il “bene" c’è, esiste e bisogna cercarlo, allora, possiamo dire che la pandemia sembra aver restituito alla parola SOLIDARIETÀ, un nuovo rispetto, una nuova speranza, una nuova identità. Tutti ci siamo scoperti più solidali: con il vicino di casa anziano che si aspettava la nostra telefonata semplicemente per scambiare due chiacchiere, dalle raccolte alimentari presso le diocesi che, in questo periodo hanno avuto un forte incremento, a tutte le piccole e grandi iniziative che la gente, le Associazioni e i comuni stanno mettendo in atto per aiutare i più deboli e dare nuove risposte solidali e creative a tutti quelli che si trovano a disagio.

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